Anniversari

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cropped-IMG_3617.jpgGli uomini, si sa. Non si ricordano mai degli anniversari. Non l’hanno del loro imprinting secondo me. Probabilmente si tratta di genetica, ma forse ancora più è una ragione di papere. Quelle di Konrand Lorenz. Mi sa che senza che nessuno si accorgesse, in sala di ostetricia, al momento del travaglio, al cucciolo di uomo proveniente dall’utero confortante della mamma e dal tepore placentare, si sia diffusa, naturale svagatezza. Senza dubbio ad opera delle braccia forti del medico che l’ha aiutato a venire al mondo. Magari anche di quelle inconsapevoli della mascolina ostetrica nata per sbaglio nel genere che Mao definiva l’altra metà del cielo. Da quel momento si rinsalderà il rapporto di imperativo distacco per le date ritenute importanti dal genere, che egli nella sua esistenza, si troverà forse ad amare. Lui ancora però non sa che questa prerogativa non lo salverà. Seppur misticamente attratto, per istinto, da quel genere che non gli sconterà mai alcuna distrazione, si ritroverà spesso immerso nel caldo brodo dell’indistinto. Ma si salverà. Potremo considerarlo l’istinto del pilota da caccia con un nemico in coda che improvvisamente si salva dalla mitraglia, tuffandosi dentro ad un enorme fitto banco di nubi. E d’improvviso appare questa salutare svagatezza maschile. Si cucina lungamente del virile brodo primordiale che avremo modo di sorseggiare, un po’ per ciascuno nella mensa di questo bastimento per soli marinai che sincopato, doppia il Capo Horn dell’esistenza. Già ma perché parlo di questo? Mica sono un maschio che si dimentica delle date, no? – Lo dici tu! – Per un attimo mi mordo le labbra, e pendo dell’occhio fertile di chi ha acceso l’interlocuzione. I venticinque lettori fremono perchè il narratore si sta ficcando da solo all’angolo del ring. Eppure ormai dovrebbe saperlo che in ogni duello c’è un momento in cui è meglio darsela a gambe. La fuga è un’arma che in natura viene usata molto spesso, in particolare da chi sa di non essere nella catena alimentare alla sommità. Ohhh ora ricordo! Ma l’anniversario di cui parliamo non è quello a cui tutte pensano. Mesiversario, Anniversario, Compleanno, Fidanzamento. Macchè! Questo Blog…è stato pensato 10 anni fa. L’anniversario che si presta ad essere dimenticato è appunto il suo. Ora si potrebbe dire che già il fatto di averne parlato prima significa che ce lo siamo ricordati…no? Quindi come appartenenti al genere maschile potremo essere per associazione e honoris causa intravisti e assimilati a quella figura mitologica che appartiene all’immaginario collettivo femminile. Il marito devoto. Esemplare sconfitto dall’estinzione come la letteratura darwiniana recita. Del marito devoto la tradizione orale del filò ne parla. Anche alcune leggende metropolitane ne caratterizzano le doti e spesso qualcuno riesce a scorgere qualche esemplare che forse possiede alcuni cromosomi sparsi nei propri geni, mentre si aggira tra i banconi dei surgelati dell’Ipercoop. Ma ciò che conta è che al di fuori dell’anniversario, il decimo, di questo spazio, non conta il simbolo del raggiungimento di una meta, quanto il trascorso per raggiungerla. L’esperienza del viaggio non il raggiungimento di un luogo.

 

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Il comunicatore

ilcomunicatoreE’ una vita che non scrivo più qui e, come sempre, vi sono le ragioni della mente e del cuore. C’è chi osservò come scrivessi bene, una volta e, chi mi disse come non scrivessi più come una volta. Sorrido beffardo ogni volta che lo riascolto dentro. Sta di fatto che ogni volta l’ho fatto per me stesso. Scrivere qui, ha assunto nel corso della vita un valore diverso con significativi risvolti intimistici e pubblici al tempo stesso. Di volta in volta è stato diario di viaggio, bollettino di guerra, libretto universitario e colloquio con l’intimità universale di tutti quei me stesso che incarnavo mentre vivevo e scrivevo. I venticinque, anche quelli che ne hanno seguito la metamorfosi, i trasferimenti, le aperture e le chiusure, sanno che questo blog ha 10 anni, ormai. E 10 anni sono tanti nella vita di un uomo, figuriamoci in quella di un blog. Ci capita di tutto in 10 anni, no? Si trasloca, si da la tinta, si cambia la macchina, si cambia moto, in una parola, si cambia. In 10 anni nella vita di una persona, può capitare che diventi madre o padre. Può succedere che si fidanzi, che si sposi, che cambi lavoro. Ad una persona avviene in 10 anni, che cambi città, che venga lasciata, che si innamori, che le si capovolga il modo di pensare e di intendere le cose dell’esistenza. Come per le fasi della vita, quindi, in questo blog, le assenza si intervallano alle presenze. Ed ecco, che nonostante io abbia deciso di trascurare questa cucina, ogni tanto, come vedi, mi capita di tornare. Sarà colpa perché a volte il fato ti porta ad osservare l’altrui sguardo pur non avendocelo di fronte. Sguardi che trapassano l’aria e scorrono veloci oltre la distanza ed il tempo. E sì, che hai capito. Ti capita di farlo anche senza che te lo aspetti e d’un tratto il passato si tuffa dentro. Anche se hai impiegato molte risorse a vagheggiare ti succede compiutamente, di mordermi le labbra. Pensaci, è normale che a questo punto, la cucina non profumi di odori di quei soffritti allegri che entusiasmavano il palato, di salami appesi, di olio e miele, di grappe che pungevano di gioia rigagnolante. Da qualche tempo anche il suono di risa si è attenuato. Nonostante ciò i venticinque sono come quegli Ulisse legati per propria sponte al maestro dell’avventuriero legno. Li ringrazio e in loro onore, cucino ora all’ombra del suono dolce di Carly Simon che con cui tento nel dileguare una torrefatta quiete. Calma grezza raccolta alla buona ed in fretta, si capisce da come le gambe elettriche mi lanciano asintotiche sinapsi. Nobody does it better di certo non mi aiuta e per fortuna l’animo highlander assorbe un po’ lo spirito del whisky che esala da sotto. Oggi voglio stare spento. E come un gatto sotto alla sedia, mi lecco con lentezza i graffi. Tutto ciò se ci penso è ironicamente l’ossimoro per il comunicatore. Una contraddizione in termini, per chi è aperto. Un comunicatore lo è per antonomasia ed io lo sono, profondamente e spudoratamente, ma stare spento, stare come un gatto sotto la sedia è da comunicatore. Un comunicatore che non comunica, verrebbe da dire, ma ciò non corrisponderebbe al vero. Si comunica sempre. Ogni azione, anche una non azione è comunicazione. Giornataccia che aiuta a scrivere, questa qua. Bagnato come un coniglio bagnato mi asciugo con il phon dei bei ricordi. Cavolo per fortuna ne ho una preziosa cantina ricolma. Lo faccio mentre succhio avidamente con la cannuccia, un mango. Non smetto sino a quando alla fine non inizia quel tipico suono idraulico che tanto amano i bambini, quando si divertono a giocare con il gorgoglio che fanno i discoli pezzetti di ghiaccio che si rincorrono sul fondo del bicchiere della granita di menta. E siccome sono proprio come uno di quei bambini, ora succhio fino alla fine, senza badare molto a chi mi guarda.

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E’ la stampa, bellezza

è la stampa bellezzaGiovedì 12 dicembre 2013, nella sessione del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto è stata sancita la mia iscrizione all’Ordine. E come in Graduate ed anche in questo altro passaggio, questa cosa mi si avvolge addosso. Anche qui tutto è avvenuto per un segnale del destino. Incontri, idee, opportunità, sogni e realtà il tutto bevuto in un bicchiere di mescolato da un abile barman. Lui si chiama Maktub. Mischia le carte del mazzo come un abile prestigiatore e le offre inducendoti a credere che sia tutto nato per una propria volontà. Partecipo per caso, per conturbante viaggio romano ad una selezione. Ci vado così, ma solo perchè sarebbe stata l’occasione per farsi uno splendido viaggio a Roma. Lei cos’ vivace che non puoi farne a meno di innamorartene. Piena di brillante ironia ti consente di riprovare a mangiare al Maraja in Via dei Serpenti. La signora è sempre la stessa, ma stavolta mangio con le forchette. Santa Maria Maggiore e quella Via Merulana del “pasticciaccio brutto”. E poi c’è quell’aria settembrina capitolina che produce meravigliosa indolenza nell’animo che ti lascia dormire al mattino dopo il sogno, con la stessa vitalità di un bradipo felice. Tutto questo accade ormai anni addietro. Il viaggio è iniziato da un po’ e la ricetta è questa. Frequentazione asintotica della redazione. Mi fanno fare quello che fanno fare sempre ai ragazzi. Non mi scompongo perchè, io in fondo che cosa sono? Quindi natiche fredde sui gradoni di calcestruzzo, mani che corrono sul tablet e parole che scrollano elettriche. Come in un film americano i venticinque lettori immaginino di vedere sfogliare un calendario in maniera rapida con il cambio delle stagioni. Freddissimo, freddo, tiepido, caldino, caldo, caldissimo. Nebbia frizzantina che ti bagna il naso, pioggia battente che fa saltare il portatile al collega del Gazzettino di Padova che condivide con me l’avventura di cronista. Dopo il tepore dolce del primo sole, poi, sole battente, colore fumante dell’estate. Provate a pensare che si ripeta, sino a quando arriva il momento in cui puoi studiare per la preparazione ad un esame. Studi e studi, poi di nuovo studi. Frequenti i nuovi compagnetti a Venezia perché ora c’è il corso di giornalismo alla Scuola dell’Ordine D. Buzzati da frequentare obbligatoriamente. E poi ci sono la miriadi di articoli da accumulare. Quelli firmati, quelli siglati, il basket, il calcio e tutto il resto. Gli stessi che la burocrazia ti conteggia e ti distilla, facendoti impazzire per giornate buttate in biblioteca e in inutili viaggi all’Ordine. Nel frattempo non molli e prosegui a scrivere, come sempre hai fatto. Prima durante, dopo e sempre. La cosa buffa è che ci ho messo persino meno tempo di quello che avevo previsto. Anche stavolta sempre con mente indomita per riuscire ad arrivare alla mèta. Ricordo ogni cosa, lo scopo, la determinazione, il fare le cose. Ricordo come nel corso del tempo, devo ringraziare le persone. Chi mi parlava di giornalismo, chi mi ha fatto venire l’idea di diventare comunicatore, chi mi ha insegnato a capire cos’era il fuorigioco usando i panini e i bicchieri sulla tovaglia, chi mi ha aiutato a fare mille fotocopie di articoli. I viaggi, le corse, le notti, le paure e le gioie, tutti racchiusi in tempi silenziosi. Ora è tempo per un nuovo traguardo, sempre. Nuovi esami, nuove cose da fare, nuove idee e progetti. Un Magazine di cultura, politica, storia e geografia. Una certificazione internazionale su quello che amo studiare. Il tutto sempre col sorriso beffardo che ho stampato sulla vetrina mentre come sempre, amo specchiarmi.

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